STORICA RIAPERTURA DEGLI OCCHI NEL DUOMO DI SPILIMBERGO

25 settembre 2011

La storia dei cosiddetti “rosoni” nella faccia di ponente del Duomo di Spilimbergo ritrova finalmente la sua base di verità con l’epilogo della riapertura di quei due chiusi a muro da 153 anni. I frati architetti degli ordini mendicanti, avrebbero certamente potuto definire dei rosoni veri che di norma sono in pietra, con trafori e colonne, come del resto hanno fatto sul muro meridionale del duomo, accanto al campanile. Là un rosone con colonnine a raggera resta visibile dall’esterno e segnato dentro da una cornice in affresco, chiuso nel 1905 per l’ampliamento della cappella sottostante e l’inserimento di un frontale di stile pilacortiano. Invece hanno voluto sette finestroni circolari per scelta di segno e significato. Scrive Marie-Dominique Chenu, teologo medievalista: “Maestri di scuola e mistici, esegeti e naturalisti, religiosi e profani, scrittori e artisti, gli uomini del XII secolo hanno in comune, imposta dal loro ambiente e come regolante il loro giudizio in una tavola innata delle categorie e dei valori, la convinzione che ogni realtà naturale o storica ha un significato che trascende il suo contenuto immediato, e che è rivelato al nostro spirito da una certa densità simbolica.

Con tutti i finestroni aperti ora la facciata sembra leggera, armonica ed invitante ciascuno ad alzare i propri occhi interiori. Giustamente principale essa torna a mostrare il riferimento preciso al capitolo 5, versetto 6 dell’Apocalisse: vidi, in mezzo al trono (nella pienezza della gloria regale) circondato dai quattro esseri viventi (i 4 evangelisti che vivono) e dagli anziani (i profeti che hanno trovato conferma) un Agnello, in piedi, come immolato; (Gesù risorto dopo essere stato sacrificato, ma dunque anche l’edificio stesso si propone come simbolo di Cristo) aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. Sette è il numero della perfezione, mentre il cerchio è geometria perfetta e dunque sono sette occhi che rappresentano lo Spirito Santo, mandato su tutta la terra.

Che un edificio, un’architettura sia insieme un linguaggio simbolico, che parli all’intelletto con tutto sé stesso è bello e straordinariamente affascinante e per quanto riguarda il Duomo di Spilimbergo, sembra proprio un ‘unicum’. Ciò che oscurava ora è stato rimosso, ritrovando non solo tutta la luce del ponente verso l’interno, ma l’illuminazione del significato stesso connaturato nella costruzione dell’opera architettonica, cioè l’amore infinito, perfetto, di Dio.

Ed è un fatto storico, segnato proprio nelle “Giornate Europee del patrimonio 2011” che in questa LVII edizione presentano “L’Italia tesoro d’Europa”. Per questo motivo sarà il coro femminile “S. Giacomo di Pasian di Prato diretto da Giulio Tavian con all’organo Beppino delle Vedove, a rendere solenne la messa cantata delle ore 11 e la cerimonia celebrativa conseguente per la quale si attende s.e. il Vescovo.

E’ stata l’idea forte per le celebrazioni dei 600 anni di costituzione parrocchiale, è stato un impegno avviato con offerte di molti, raccolte già durante la mostra di illustrazione “i colori del sacro: dal fuoco alla luce” nel 2009, reso poi possibile dalla generosità di Duilio e Ines Sina, nel loro 50° di matrimonio. La formalizzazione del progetto è dell’arch. Angelo Belluz, con verifica strutturale dell’ing. Pierino Truant. Le vetrate sono state magistralmente eseguite da Italo Peresson mosaici d’arte, di Milano, i serramenti in larice dalla spilimberghese Falegnameria Rizzotti di Paolo Orlando, Lino Chivelli di Edil Spilimbergo s.n.c. ha fatto la messa in opera e Stefano Tracanelli ha provveduto ai raccordi delle pitturazioni.

Così scrive mons. Natale Padovese: … raccogliamo la storia di fede che giunge a noi da Aquileia e Concordia, testimoniata con il sangue dei Martiri dei primi secoli, tramandataci di padre in figlio, di famiglia in famiglia, con l’entusiasmo e la fatica della vita di ogni giorno; la storia di fede che, dopo 600 anni di Chiesa, viene consegnata a ciascuno di noi perché, aprendo gli occhi sul mondo e sulla storia degli uomini, possiamo scorgere ancora lo Spirito Santo che cammina con noi e ci manda a essere annunciatori credibili della vita bella e buona del Vangelo di Gesù.



Due illustri Missionari a Spilimbergo

Fulcherio e Padre Foghin ...



Pievani, Parroci e Arcipreti a Spilimbergo ...

Pievani, Parroci ed Arcipreti a Spilimbergo dal 1290 ad oggi ...