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IL RINASCIMENTO

NELLE CHIESE DELLO SPILIMBERGHESE

LE CHIESE DELL'ARTE

FINALMENTE APERTE

Pare che la natura benigna, madre di tutti, faccia alcuna fiata dono di cose rarissime ad alcuni luoghi, che non ebbero mai di cotali cose alcuna conoscenza; e ch’ella faccia anco talora nascere in un paese di maniera gl’uomini inclinati al disegno et alla pittura, che senza altri maestri, solo imitando le cose vive e naturali, divengono eccellentissimi”. Giorgio Vasari.

Quello che presentiamo è un atto di fede senza dubbio, più che una scommessa vinta. Era una richiesta conclamata da tante parti, anche un’attesa disperata: trovare aperte le chiese famose per i cicli di affreschi e per citate opere d’arte sacra.

Spopolamento, crisi economica, anzianità di parroci, una complessiva riduzione di vita ecclesiale e di rigenerazione culturale oltre che fisica nei piccoli paesi, hanno portato all’inevitabile chiusura protettiva di tante chiese. Così restano tesori nascosti molte opere d’arte sacra, fra le più importanti, mirabili e celebrate del rinascimento in Friuli. Che per secoli hanno segnato la cultura religiosa nel nostro territorio. Così le visitazioni possibili sono ridotte ai fedeli locali per le rarefatte celebrazioni liturgiche e a pochi gruppi temerari, spesso di studiosi stranieri, all’inseguimento dei pochi parroci tormentati dall’impegno conservativo. A volte anche gelosi custodi del patrimonio straordinario loro affidato. Eppure talento, ispirazione, meditazione di veri artisti rinascimentali quali Gianfrancesco da Tolmezzo, Pordenone, Amalteo, Narvesa sopra tutti, dopo 500 anni offrono ancora risonanza di piena umanità, esperienza di elevazione spirituale, forza comunicativa per immagini dei grandi temi dottrinali della religione cattolica, magari contestualizzati in un tempo che sembra dare più spazio di oggi all’azione dello Spirito Santo.

Stando allora dalla parte di sant’Agostino (non si può amare se non il Bello), di Balthasar (Bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare pronunciare, perché il suo splendore inafferrabile incorona il vero ed il bene ed il loro indissolubile rapporto), ora finalmente possiamo dare nuova opportunità d’incontro felice con l’arte sacra di piena tradizione occidentale nata e coltivata in questo nostro territorio, senza che gli “eccellentissimi artisti” abbiano visto Firenze o Roma, come scrive il Vasari. La Diocesi Concordia-Pordenone per una parte, la parrocchia di Spilimbergo in seconda battuta, con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia e la collaborazione del MIBACT – Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, hanno potuto organizzare un calendario di apertura assistita nei giorni festivi di primavera ed estate, da aprile a settembre, di 10 chiese altrimenti non visitabili. Altre nove almeno sono invece aperte con orari variabili tutti i giorni e permettono così di organizzare tra tutte vari e accattivanti Percorsi Culturali tematici nella “Via Maestra della Pittura”.

Non è stato facile, forse due ore organizzate nelle domeniche pomeriggio sono poche, ma ciò consente di avviare la collaborazione da una parte con il Cammino di San Cristoforo coordinato dal GAL Montagna Leader, dall’altra con il comune di Pordenone in vista della grande mostra del 2019 dedicata a Giovanni Antonio de Sacchis detto il Pordenone. Di lui sono almeno dieci nello spilimberghese le chiese dove ha dipinto, dai suoi primi affreschi alle opere più mature, fino a quelle terminate dal suo erede Amalteo.

Ringraziando per il sostegno il gruppo SINA s.p.a., l’Agenzia delle Assicurazioni Generali di San Vito al Tagliamento e Spilimbergo, la Tecno 3 s.a.s., e soprattutto le persone che si sono prestate al servizio di accoglienza, ribadiamo la considerazione che la loro disponibilità rende accessibile ai più un patrimonio di enorme valore storico, estetico, ma anche umano e spirituale, da riscoprire in tutta la sua valenza di cultura religiosa e apprezzare fin nei dettagli per la sua confortante proposta di Bellezza.

Alessandro Serena

Link della locandina dell'evento

Link del Depliant

 

 

ESTATE DELLO SPIRITO

2017

 

“ Il bello ci porta a Dio”

In s. Cecilia la mostra fotografica “ la MENSA nella pittura dell’arte sacra”

visite  dalle 10,00 alle 19,00

 

Cripta del Duomo  mostra “Icone”

visite 10,00 - 12,00 e  15,00 -19,00

PANE VINO E MANNA

da guardare a Spilimbergo

Come ogni estate ormai da molti anni, nella prima chiesa di Spilimbergo, Santa Cecilia, appena dietro il Duomo, da domenica 30 luglio e tutti i giorni dalle 10 alle 19 fino al 10 di settembre, sarà aperta una mostra fotografica, curata dalla commissione cultura e scuola della parrocchia di Santa Maria Maggiore, dal titolo “LA MENSA NELLE PITTURE PER L’ARTE SACRA”. Essa presenta la ricognizione fatta in tutta la diocesi Concordia-Pordenone delle opere d’arte che riguardano il tema fondamentale legato alla mensa, cioè il nutrimento vitale (ma non di solo pane vive l’uomo) e la condivisione (l’amore di Dio è per tutti e la festa è per tutti). Una quarantina di opere trovate in altrettante chiese offrono varie rappresentazioni per lo più di tre racconti: le nozze di Cana, l’ultima cena di Gesù, la raccolta della manna. Molte sono di epoca rinascimentale, altre seicentesche, alcune di tempi abbastanza recenti. Spesso ripropongono canoni iconografici “sicuri” quando non stereotipati, e certamente meriterebbero viste nel loro contesto architettonico e capite e apprezzate per la funzionalità liturgica e catechetica che le hanno volute, dettate e ispirate. Tuttavia vanno guardate bene, ciascuna, perché molti particolari (gesti, posture, espressioni, sfondi, colori, disegni, luci, abbigliamenti e più ancora atteggiamenti espressivi) offrono la suggestione di una ricerca estetica che, pur dettata da canoni religiosi e culturali datati, insegue significati carichi di trascendenza e insieme di umanità, cui rendono onore e merito con il senso della bellezza. Certo il Pordenone, l’Amalteo, il Tintoretto, primeggiano e colpiscono ancora. Si offre comunque l’occasione di pensare, a quanti amano pensare, quali interpretazioni potrebbero uscire oggi da artisti contemporanei, capaci di sondare la teologia attraverso poesia ed estetica suggerendo novità culturale e rinnovato benefico incanto. Anche perché ci si sente orfani di arte per la religione e si riscontra un diffuso analfabetismo nel campo. Eppure l’arte quando è tale parla di Dio e dà gioia vera, produce nuova conoscenza e nuova coscienza, riconcilia lo spirito con la dignità del vivere. Quali sono allora, quali potranno essere le raffigurazioni in cui ci si sente quasi seduti alla stessa mensa dei dodici, alla stessa festa di sconosciuti sposi, alla stessa fiduciosa e spensierata raccolta del quotidiano dono della vita? Come si usa dire: vedere per credere, ma diciamo ancora meglio: credere per vedere!